Cambio location!

I miei post non saranno più pubblicati qui, benché li scriva qui…. Vengono infatti automaticamente pubblicati sul mio sito a questo indirizzo…:

http://www.antonellaquesta.it/category/post/

Vi aspetto lì!

buon 2015 dalla vostra Attricik

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Si riparte!…. e non parlo solo di #tournée….

Parlo soprattutto di questo blog, in silenzio da circa un anno e che a giorni ripartirà come vero diario del #backstage delle mie #tournée ma non solo. Oggi il grafico ci ha mostrato come sarà il nuovo sito dell’attricik, cioè io! (www.antonellaquesta.it) e ne siamo davvero contenti. Non vediamo l’ora sia online, ma mancano pochi giorni ormai….la pazienza è d’obbligo. Un sito in cui verrà convogliato il materiale della mia compagnia LaQ-Prod (eh sì quel sito non ci sarà più…) e quello che riguarda me. L’anno prossimo festeggiamo 10 anni, volevamo farci un primo regalo 🙂 Al suo interno troverà spazio proprio questo blog, un modo per me per non disperdere le energie, ma anzi unire i contenuti che mi piace postare un po’ qui un po’ là, una specie di bacheca  o contenitore con pensieri, novità, foto, video… La tournée invece prosegue domani, sabato 12 luglio, con SVERGOGNATA. Andiamo a Berceto (PR), Squinterno Festival e se vi state chiedendo cosa sia questo nuovo spettacolo, eccovene un assaggio!

Quanti Km hai? …

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Da quando l’anno scorso in compagnia abbiamo smesso di noleggiare auto per andare in tournée e ne abbiamo comprata una, ci faccio caso. Leggo involontariamente i km quando giro la chiave nel quadro o volontariamente per scriverli sulle carte carburante.

In pochi mesi sono quasi 40mila. Quarantamila km, solo con questa macchina. Quarantamila che si aggiungono a quelli percorsi gli anni passati con le macchine a noleggio. Lì però non ci facevamo caso ai km, non si contavano mai, erano illimitati. Poi ci sono anche quelli fatti in treno, in aereo o in furgone.

Penso così a tutte le migliaia di km percorsi in questi anni per le tournée, per andare a fare spettacolo a qualche km da casa o ad un migliaio più in là.  Su e giù, a destra, a sinistra, sempre in movimento. Strade, autostrade, autogrill. Parcheggi, scendi, un camogli, una lunotta, acqua, caffè, pipì, benzina, pulitina al parabrezza, sali e via di nuovo. E poi il teatro o lo spazio teatrale, dove scarico?, le luci le puntiamo dalla prima americana?, che consolle avete?, noi abbiamo il minidisc, sai dove sono i camerini?, sì le gelatine sono le nostre, lascia la macchina lì non c’è problema. Monta, punta, fai i volumi, il letto gonfiabile in camerino, poi mi trucco, mi vesto, mi lavo i denti, 5 minuti!, allora si fa merda!?,  si va in scena e….

E ieri sera, dopo lo spettacolo a Isola Vicentina per la Fondazione Bressan, ho capito perché continuo a macinare km da anni e pazienza se mi affaticano: io macino km per incontrare le persone!

Persone che vengono spesso numerose a teatro, persone che invece di stare davanti alla TV o al computer, prendono ed escono. Guardano lo spettacolo e poi vogliono anche parlarti, condividere magari il loro vissuto, scambiare … Persone come le 90enni di ieri sera che si erano tirate a lucido ed esaltate da Armida mi han raccontato il loro punto di vista sulla vecchiaia, o come il signore che aveva gli occhi lucidi dicendomi che lo spettacolo gli ha ricordato la madre alzheimeriana, o come quelle che hanno organizzato la manifestazione e poi ci hanno ospitato a casa loro e con le quali stamattina a forza di chiacchiere e di crostata fatta in casa non si partiva più….

Insomma persone che ogni volta mi confermano il Teatro essere il più antico e il più potente social network di tutti i tempi! Che la condivisione succede lì, tra chi sul palco racconta una storia e quelli seduti in platea che la ascoltano. In fondo se ci penso da ragazzina facevo come loro: guardavo lo spettacolo e alla fine mi mettevo all’uscita dei camerini e aspettavo gli attori. I miei primi “following”…

Quindi oggi che sono ormai “social addicted” mi auguro di macinare ancora milioni di km e per ciò meglio che vada a controllare l’olio, il filtro dell’aria e la pressione della gomme 🙂

Foto scattata presso il Teatro dell’Unione Alagnese di Alagna Valsesia (VC) – gonfalone dei primi anni del 1900.

La gioia di “partorire” una storia

Alle 5:46 di questa mattina ho aperto gli occhi. Troppo rumore nella mia testa. Personaggi, situazioni, immagini, parole, un gran trambusto. Già mi avevano disturbato nell’addormentarmi e a nulla erano serviti i tappi nelle orecchie. Mi sono alzata decisa a mettere ordine e come sono entrata nella stanza da lavoro, caffè in una mano e penna nell’altra, i fogli sparsi con parole, immagini, personaggi, abbozzi di storie e quant’altro, si sono messi subito in riga!

Improvvisamente, di colpo, come un neonato sparato fuori dal ventre della madre dopo lunghe ore di travaglio, l’ho vista! La storia che voglio raccontare, la struttura del mio prossimo spettacolo, era lì, c’era tutta, tutta al posto giusto, le giuste proporzioni, rideva, mi faceva ridere, interagiva, scalciava, mi mostrava i personaggi, le idee di musiche, le luci, i movimenti di scena….

Ho provato una gioia infinita, un sollievo, dopo queste ultime settimane di forte dubbio, di confusione, di tentativi. Avere la storia, con il suo inizio e la sua fine, è un po’ come un neonato, c’è, è lì, ma ha bisogno ancora di tanto per diventare indipendente prima di  mandarlo a scuola da solo.

Fortunatamente non ci vorranno anni per raggiungere quello stadio, ma qualche mese sì e sapendo di avere un’ottima famiglia intorno di compagni d’avventura, non vedo l’ora di farla crescere!

Gli applausi parigini

In quindici anni a Parigi ne ho visti di spettacoli! Tantissimi, anche molto diversi per genere: dalla prosa al circo al balletto… ed ogni volta, alla fine, restavo colpita dalla maniera di applaudire dei parigini.

Quando uno spettacolo li entusiasma, dapprima scatta l’applauso che conosciamo e facciamo anche noi in Italia, forte, gioioso, confuso, energico, però poi qui ad un tratto, senza nessuna concertazione, tutti iniziano a battere le mani scandendo il tempo, l’applauso diventa coro, con un ritmo che cresce, cresce sempre di più, sempre più forte, quasi come se con quel battere il pubblico urlasse agli artisti sul palco: “An-co-ra-An-co-ra-An-co-ra…!” E li ho sempre un po’ invidiati gli attori francesi per questo, mi chiedevo chissà cosa si prova di fronte ad una sala che ti applaude così?!

Mercoledì sera finalmente l’ho provato io! L’applauso è scattato, si è trasformato in coro e mi ha inchiodato lì, a me, che di solito entro ed esco a prenderli come sono abituata a fare. Invece no. Stavo lì, immobile quasi, non potevo andarmene e allora me lo sono ascoltato bene questo applauso, l’ho registrato tutto, così, ho pensato, ogni tanto me lo riascolto.

E a dir la verità, ho iniziato a farlo da subito, dall’indomani: a colazione, in metropolitana, durante il recupero dei materiali in teatro, mentre riempivo la lavastoviglie… E ho capito che da’ dipendenza e non c’è cura disintossicante che tenga. L’unica soluzione è tornare in scena qui e provocarlo di nuovo.

Così ho accettato sia l’invito di portare VECCHIA SARAI TU! ad una prossima edizione del Festival MigrActions, che l’impegno di iniziare tra un paio di mesi le prove della versione francese di STASERA OVULO.

Per un applauso. Un applauso parigino.

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Maratona parigina

Parigi in questi giorni di primavera ha un cielo così alto e vasto, di un blu intenso, brillante, le nuvole ci corrono veloci, alcune bianchissime, altre nerissime, il sole è forte quando spunta tra una e l’altra, i fiori nelle aiuole, lungo le strade, nei parchi sono coloratissimi, sono tanti, c’è polline ovunque, alberi verde brillante e i giardini nel week end si riempiono di gente mezza nuda sdraiata a prendere il sole, a fare un pic-nic, giocare a carte, amarsi, dormire, tutti fuori, tutti a chiacchierare agli angoli delle strade, nelle terrazze dei “café”, occhiali da sole, si rimane fuori fino a tardi, tanto il sole tramonta alle nove, siamo a nord…. Una primavera già preludio d’estate e di vacanze.

E io?! Io corro! Corro a cercare gli accessori che ancora mancano, i costumi che devono essere quanto più simili a quelli che uso in Italia, corro a fare il sopralluogo in teatro e a parlare col tecnico, corro a tradurre il testo con Carlotta e scegliere i sopra-titoli, a incontrare i co-produttori e dare l’ok per la grafica, corro ad accompagnare la scenografa alla ricerca del legno per il cubattolo e poi corro a prendere la regista, a spedire gli inviti…

Corro dentro e fuori di me, come se correndo potessi arrivare prima a questa data, come se potessi raggiungere più in fretta il 29 maggio, che ormai non ce la faccio più ad aspettare, che nonostante i quattro anni di repliche e le prossime che già aspettano in Italia, questa per me è una data speciale, unica, eccitante, un’esperimento, una prima assoluta, il debutto di una nuova avventura!

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Riempire i teatri

Leggo stamattina dal blog di Civati il post: “Ad allearsi con Berlusconi – foto di teatro gremito – si riempiono i teatri” [link: http://www.ciwati.it/2013/05/02/ad-allearsi-con-berlusconi/ ]  Automaticamente penso alla telefonata ricevuta ieri dall’organizzatore di Parabiago (MI) che mi dice il mio spettacolo STASERA OVULO sabato è già tutto esaurito, hanno anche aggiunto delle sedie, ma di più non si poteva fare… Si sarà alleato anche lui con B per riempirlo?!

Non è però la prima volta e penso così anche agli altri spettacoli di tante colleghe e colleghi bravi che riempiono teatri tutte le sere, teatri da centinaia di posti e con biglietti a pagamento.

Cari politici forse non sapevate che i teatri si riempiono perché il pubblico viene spontaneamente, perché sa che noi artisti non lo prendiamo in giro. Non annunciamo in locandina una cosa e poi sul palco ne facciamo un’altra, non mettiamo in cartellone il nome di una star amata da tutti e poi invece entriamo in scena noi o l’amico nostro che è tanto bello e simpatico magari dopo mi paga pure la pizza… e una volta che lo spettacolo è finito ce ne andiamo via anche noi, smontiamo, mettiamo in ordine il camerino e lasciamo il teatro al prossimo collega, perché noi, se siamo stati bravi, andremo in un altro.

Credo sinceramente che nessuno abbia bisogno di allearsi con B per riempire i teatri. Se noi artisti lo facessimo, magari ne riempiremo uno o due, ma sappiamo che la stagione è lunga, i teatri in Italia sono tanti e soprattutto il vero pubblico non è scemo!

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[Teatro Cristallo di Oderzo (TV), 550 posti, 8 marzo 2013, STASERA OVULO]

 

Tournée bagnata, tournée fortunata

Piove a dirotto stamani ed io che sono un’inguaribile ottimista mi metto a pensare: “almeno non nevica!” ed anche ” E’ il tempo ideale per andare a teatro” oppure ancora “tournée bagnata, tournée fortunata”.

In realtà ho bisogno, come tutti i colleghi, di una forte motivazione per guidare Km sotto la pioggia, per non far caso ai vestiti che si bagneranno durante il carico/scarico di scene e costumi – che mica puoi aprire l’ombrello per farlo, che mica siamo una compagnia teatrale con i facchini che sfacchinano mentre l’attricik comodamente sorseggia thé caldo in un camerino riscaldato… – per distrarsi dai brutti pensieri sulla stanchezza, sui problemi generali di compagnia, su questo orribile governo di egoisti delinquenti che spero – da inguaribile ottimista! – riuscirà almeno a cambiare la legge elettorale e sparire in fretta…

Poi mi basta pensare un attimo soltanto ai puntamenti luce, alle ore che passeremo oggi pomeriggio ad adattare nel miglior modo possibile la tecnica dello spettacolo al nuovo teatro, al brusìo del pubblico che entrerà stasera in sala, a chi sarà tra quel pubblico, a chissà chi invece conoscerò stasera e subito mi scatta l’impazienza di partire, di scegliere le canzoni da cantare in macchina sotto la pioggia, di sperare che tutto si ripeta anche l’indomani per giorni e giorni. Pioggia, neve o vento che sia!

That’s “l’attricik-life”, folks!

Antonella Questa al Teatro del Cerchio | Gazzetta di Parma.

Miss ImmaginA

E’ passato quasi un anno e mezzo da quando ho cominciato ad interrogarmi sul tema dell’immagine. Su quel che vogliamo mostrare o pensiamo sia giusto mostrare di noi agli altri: famigliari, amici, colleghi, conoscenti e sconosciuti. Erano gli albori di Instagram, pochi postavano e soprattutto non c’era stata l’invasione dei facebookiani ad aumentare le foto di gatti, di piedi e del nulla che circonda alcune vite.

Una donna molto bella con profilo pubblico – era il tempo in cui ancora nessuno ti obbligava a proteggerti dalle bannature – postava foto di sè intriganti, sexy e molto divertenti. Quel che mi divertiva, e sorprendeva parecchio però, erano i commenti che venivano postati, in prevalenza da uomini. Mi sorprendeva e divertiva quel tono da persona che ti conosce da sempre, da quello che si è anzi appena alzato dal tuo stesso letto e ti chiede quale marmellata preferisci stamattina sul pane abbrustolito. Ma come, mi dicevo io, scrivi così e non sai nemmeno se e come le puzza l’alito la mattina?! Potere dell’immagine, più seducente spesso di quel che siamo in realtà. Almeno questo è quello che crediamo.

Da allora ho accumulato interviste, incontri, questionari anonimi e nuove amicizie, tra cui quella di questa prima donna.

“Miss ImmaginA” fu tra i primi titoli che mi vennero in mente per questo nuovo spettacolo che sto ancora scrivendo: un incrocio tra ciò che vorrei raccontare e un omaggio a lei che me lo ha ispirato.

Poi ne ho trovato uno più bello e a lei ho dedicato uno dei personaggi protagonisti.